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Il divo claudio porta la musica al centro

Il divo claudio porta la musica al centro

Il divo claudio porta la musica al centro

 
Il divo claudio porta la musica al centro

ugo sbisà

Giovedì 08 Febbraio 2018, 15:27

di Ugo Sbisà

Che Sanremo sarebbe senza qualche spezia? Anche quest’anno, con la formula «popolar-nazionale» voluta per privilegiare la musica dal divo Claudio - parliamo ovviamente di Baglioni, non di quello... zucchificato da Seneca - tra la polemica subito rientrata con gli alpini e il giallo tutt’ora in corso sull’autoplagio di Ermal Meta e Fabrizio Moro, non sono mancate le dispute. Ma in ogni caso, incidenti di percorso a parte, la formula ha funzionato e lo dimostrano i numeri, ancora più generosi dell’ultima edizione firmata da Carlo Conti: 11 milioni e 600mila spettatori e uno share dal 52 per cento per la prima serata non sono bazzecole e anzi, la dicono lunga. Perché per una volta, le canzoni non sono diventate un... intermezzo necessario a corredo di ospiti d’onore, vetrine per gli sponsor e quant’altro, ma hanno conquistato la scena come è giusto che accada in una manifestazione che si vanta di essere il «Festival della canzone italiana».

A voler essere severi, trattandosi di una manifestazione musicale, ciò che a tratti è sembrato altalenante è stato il ritmo dei dialoghi; alla verve di Michelle Hunziker e alla simpatia da gaglioffo di Pierfrancesco Favino non è corrisposto altrettanto brio proprio da parte del «dittatore artistico», ma tant’è, i cantanti devono cantare: saper tenere la scena anche senza l’accompagnamento della musica non è da tutti.

Da un punto di vista strettamente musicale, i brani selezionati si sono rivelati ben assortiti, anche se una legge non scritta vuole che le canzoni sanremesi siano facili e orecchiabili, con ritornelli molto radiofonici. Basterebbe questo a delineare un ideale spartiacque fra quanto fin qui ascoltato, ma l’esperienza insegna che ogni regola ha la sua eccezione (ricordate il poco melodico Faletti di Minchia signor tenente?) e in questo senso, fra i giovani, abbiamo ascoltato ieri il gustoso Il congiuntivo di Lorenzo Baglioni (tranquilli, è solo un omonimo).

Se fosse il festival delle sorprese anche nella serata finale, Baglioni porterebbe a casa un altro grande risultato: aver dimostrato che, nel suo essere metafora dell’Italia d’ogni giorno, Sanremo ci suggerisce di puntare sempre su persone competenti e non solo nella musica. Capita l’antifona?

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