Nell’area di Taranto si riscontra un «eccesso di circa il 30% nella mortalità per tumore del polmone, per entrambi i generi, un eccesso compreso tra il 50% (uomini) e il 40% (donne) di decessi per malattie respiratorie acute», e un aumento del 10% nella mortalità per le malattie dell’apparato respiratorio». Quello di Taranto? Per il Ccm è «un ambiente di vita insalubre».
A proposito di studi, l’Associazione italiana di epidemiologia considera «solidi e affidabili i risultati della perizia epidemiologica che ha permesso al gip di Taranto di quantificare i danni sanitari determinati, sia nel passato sia nel presente, dalle emissioni nocive degli impianti dell’I l va » . Intanto dal Politecnico di Torino, Donato Firrao, docente di metallurgia, spiega: «Per completare l’ope - razione di risanamento, per la quale è stato avviato il tavolo di lavoro con il ministro Clini i tempi sono incerti. Poi c’è la voce di Nicola Pirrone, direttore sull'Istituto sull'Inquinamento Atmosferico del Cnr: «La chiusura dell’Ilva di Taranto - dice - non è nè tecnica nè utile alla tutela delle persone. Il problema principale dell’Ilva di Taranto è la contaminazione dell’area, non la chiusura della produzione. La bonifica degli impianti ovviamente può farsi senza sospendere la produzione: in due o massimo tre anni si può bonificare il territorio senza arrecare danni ai lavoratori e all’azienda».
















