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Altri due studi: «A Taranto +30% di tumori al polmone»

Altri due studi: «A Taranto +30% di tumori al polmone»

Altri due studi: «A Taranto +30% di tumori al polmone»

 

Martedì 14 Agosto 2012, 14:38

03 Febbraio 2016, 01:25

Due affermazioni che lasciano il segno. L’Ilva che dice: «Non c’è emergenza sanitaria», l’assessore alla Qualità dell’Ambiente, Lorenzo Nicastro, che conferma: «L’indice di mortalità per tumori, a Taranto è più basso che in altre zone di Puglia». I dati, si sa, non esauriscono i termini di un’indagine. Bisogna saperli leggere. Ma è un dato di fatto che lo studio dell’Istituto superiore di Sanità, «Sentieri», condotto su 44 dei 60 siti inquinati di interesse nazionale (Sin) certifica una maggiore incidenza di tumori del 15% nell’area del sito dell’Ilva di Taranto, con un picco del 30% in più per quelli al polmone. Ora, le due questioni (Taranto non è la prima città di Puglia per incidenza di tumori e nell’area dell’Ilva l’incidenza della mortalità per tumore è superiore del 15% rispetto al resto della città) potrebbero dare indicazioni diverse di una stessa realtà e non essere in contraddizione tra loro. Resta però il problema. E guarda caso, al ministro alla Salute, Renato Balduzzi, arriverà nei prossimi giorni un altro studio sul rischio redatto dal Centro per il controllo delle malattie (Ccm). 

Nell’area di Taranto si riscontra un «eccesso di circa il 30% nella mortalità per tumore del polmone, per entrambi i generi, un eccesso compreso tra il 50% (uomini) e il 40% (donne) di decessi per malattie respiratorie acute», e un aumento del 10% nella mortalità per le malattie dell’apparato respiratorio». Quello di Taranto? Per il Ccm è «un ambiente di vita insalubre». 

A proposito di studi, l’Associazione italiana di epidemiologia considera «solidi e affidabili i risultati della perizia epidemiologica che ha permesso al gip di Taranto di quantificare i danni sanitari determinati, sia nel passato sia nel presente, dalle emissioni nocive degli impianti dell’I l va » . Intanto dal Politecnico di Torino, Donato Firrao, docente di metallurgia, spiega: «Per completare l’ope - razione di risanamento, per la quale è stato avviato il tavolo di lavoro con il ministro Clini i tempi sono incerti. Poi c’è la voce di Nicola Pirrone, direttore sull'Istituto sull'Inquinamento Atmosferico del Cnr: «La chiusura dell’Ilva di Taranto - dice - non è nè tecnica nè utile alla tutela delle persone. Il problema principale dell’Ilva di Taranto è la contaminazione dell’area, non la chiusura della produzione. La bonifica degli impianti ovviamente può farsi senza sospendere la produzione: in due o massimo tre anni si può bonificare il territorio senza arrecare danni ai lavoratori e all’azienda».
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