Flora La Catena parla a voce bassa, un sussurro appena, per commentare gli interventi straordinari del governo che ieri ha comunicato di avere stanziato un milione e mezzo di euro per proseguire le ricerche dei dispersi e dei due tronconi del relitto inabissatosi a largo della costa palermitana. «Non è tempo di polemiche - spiega - noi vogliamo soltanto Raffaele. Penso che vadano fatti tutti i tentativi, quelli possibili ed anche quelli impossibili. Vogliamo delle certezze, vogliamo sapere che fine ha fatto mio marito. Non ci mettiamo a contare le risorse disponili, questo non ci interessa, ma ribadiamo con forza il nostro diritto a pretendere che ogni mezzo venga utilizzato».
Era stata la madre del disperso, Grazia Cardone, il giorno dopo la sciagura, a chiedere con tono fermo e deciso al ministro delle infrastrutture Pietro Lunardi di non sospendere le ricerche: «Voglio mio figlio, dovete andare avanti fino a quando non lo trovate».
Oggi la moglie di Raffaele Ditano ribadisce questa richiesta, sottolineando però di non volere sollevare polemiche: «Vi chiedo di rispettare il nostro dolore - continua Flora - e non interpretate le nostre richieste come una critica agli sforzi di chi, in questi giorni, ha combattuto con tutte le sue forze per darci una risposta. L'abbiamo apprezzato e lo apprezziamo, sappiamo che accanto a noi ci sono persone di cuore che stanno facendo di tutto per cercare Raffaele».
In un'altra stanza sta riposando la figlia Maria Grazia, la bimba con lo sguardo spaurito che ripeteva subito dopo essere sbarcata dalla motovedetta, quella domanda straziante: «Mamma dov'è papà?». E che in questi giorni ha continuato a disegnare su un foglio la scena terribile che aveva vissuto in prima persona: un aereo spezzato in tre tronconi sul mare al tramonto.















