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Il metodo Quintavalle: «Piatto ricco mi ci ficco»

Il metodo Quintavalle: «Piatto ricco mi ci ficco»

Il metodo Quintavalle: «Piatto ricco mi ci ficco»

 

Venerdì 25 Maggio 2012, 09:26

03 Febbraio 2016, 01:00

di Giovanni Longo e Massimiliano Scagliarini

BARI - Dopo aver incassato una mazzetta da 5mila euro, manda alla compagna un messaggio eloquente («Piatto ricco mi ci ficco»). Progetta di comprarsi la macchina nuova. Si ritiene «un santo» patrono dei contribuenti. Poi, facendo la lista dei suoi «clienti», anche una bella casa in centro. È un corrotto genuino, il giudice tributario Oronzo «Sandro» Quintavalle, tanto che è una sua intercettazione («perché li steve nu’ picch de gibbanza») a dare un nome all’indagine che sta facendo tremare il mondo dei commercialisti. Per la gibbanza si è fatto 47 giorni in carcere e tre mesi agli arresti domiciliari. Ha avuto modo di riflettere, e da accusato si è trasformato in accusatore. Salvando così i beni (che gli sono stati restituiti), ma mettendo nei guai decine di altre persone.

I sei arresti di ieri potrebbero non essere gli ultimi. Ed è eloquente la circostanza che il pm Isabella Ginefra non abbia chiesto un nuovo provvedimento a carico di Quintavalle, le cui dichiarazioni autoaccusatorie vengono dunque ritenute pienamente affidabili sia dagli inquirenti che dal gip Sergio Di Paola: «Mancano del tutto - scrive il giudice - segnali di risentimento o contrasto con le persone da lui indicate come corresponsabili di condotte di reato, avendo anzi spesso rimarcato la solidità dei rapporti di amicizia e colleganza, che però non lo hanno inibito nel rendere dichiarazioni che hanno coinvolto quegli stessi soggetti».

I nuovi accertamenti dei finanzieri del nucleo di polizia tributaria sono partiti da una ambientale del 17 novembre 2009. Mentre è in macchina con il fratello Sesto (finito ai domiciliari nella prima tranche dell’inchiesta), Quintavalle fa i conti: «Devo fare centomila euro tondi tondi tondi... 2.000 euro mi deve dare Beniamino Di Cagno, 6.000 euro mi deve dare Donato Radogna, 5.000 euro Giorgio Treglia, 15.000 euro uno di Altamura, 8.000 un altro... mi devo prendere un bell’appartamento in centro». È anche su questi nomi che Quintavalle ha parlato in due lunghissimi interrogatori, in buona parte ancora secretati. C’è Treglia (arrestato ieri), ma anche Donato Radogna, già coinvolto nella prima fase dell’inchiesta, e ora nuovamente indagato con l’accusa di falso per una sentenza scritta dal funzionario Domenico Carnimeo (da ieri ai domiciliari) e firmata da Quintavalle, ma in realtà - secondo il pm - redatta su indicazioni di Radogna per favorire il suo cliente Mondial Costruzioni.

Quintavalle ha raccontato di come nacque la sentenza favorevole per il gruppo Putignano: «Mi recai direttamente presso la sede della società, ubicata alla zona industriale di Noci, dove fui accolto da Raffaele Putignano il quale, dopo le presentazioni, ci lasciò a lavorare. Una volta trovato l'accordo sul testo definitivo della sentenza, me ne andai. Lasciai loro il cartaceo con le correzioni apportate a mano e, dopo qualche giorno, tornai a Noci per ritirare il documento informatico memorizzato su un cd». E quando ha raccontato della vacanza al Kalidria di Castellaneta ottenuta in cambio, non ha lesinato particolari: «Nella stanza affianco alla mia soggiornava anche l'avvocato Costantino con la sua fidanzata dell'epoca, l'attrice Manuela Arcuri».
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