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Crolla il potere di acquisto

Crolla il potere di acquisto

Crolla il potere di acquisto

 

Venerdì 28 Gennaio 2005, 12:18

02 Febbraio 2016, 19:10

ROMA - Gli italiani sono «logorati dall'inflazione» e, con un potere d'acquisto di salari e pensioni crollato nell'arco di tre anni, sono costretti a tagliare i beni voluttuari e hanno difficoltà anche nell'acquisto di beni indispensabili e di uso quotidiano. Così, ricorrono al credito al consumo soprattutto come forma di integrazione del reddito. E' questa la fotografia delle famiglie italiane alle prese con i problemi di tutti i giorni scattata dall'Eurispes nel Rapporto Italia 2005.
Dal sondaggio condotto dall'istituto di ricerca guidato da Gian Maria Fara, da qualche anno in polemica con l'Istat proprio per le rilevazioni relative al carovita, emerge che oltre l'85% degli intervistati ha avvertito un aumento dei prezzi nel 2005, ma anche che è salita dal 2,8% all'11% la quota di coloro secondo i quali la situazione è rimasta invariata. Le maggiori difficoltà incontrate dagli italiani si riferiscono soprattutto agli acquisti di beni indispensabili e di uso quotidiano: in particolare, gli italiani spesso hanno avuto problemi nel sostenere spese per i generi alimentari (27%), per vestiti e calzature (24%), mentre un italiano su quattro «sempre» si è trovato in difficoltà per l'acquisto di benzina e carburante.
Ed è proprio l'inflazione, tenendo conto anche del fiscal drag, che determina il crollo del potere d'acquisto di salari e pensioni. Tenendo conto delle proprie valutazioni in fatto di carovita, l'istituto calcola che tra il 2001 e il 2004 il potere d'acquisto degli impiegati ha perso qualcosa come il 23,9% (contro l'11,5% registrato dall'Istat) e quello degli operai il 20,4% (-8% per la statistica ufficiale). Di minore entità la perdita per dirigenti (-19,5%, contro il -7,1% dell'Istat) e quadri (-17,6% a fronte di -5,2% ufficiale). Il potere d'acquisto dei cittadini italiani, in conclusione, è « tra i più bassi d'Europa» e la situazione è resa ancora più problematica dal fatto che le città del Belpaese sono tutt'altro che economiche.
In un quadro a queste tinte, quindi, non stupisce il forte ricorso al credito al consumo, che l'Eurispes ha studiato con un sondaggio specifico da cui emerge l'identikit dell'acquirente a rate. Si tratta in massima parte di individui tra i 35 e i 44 anni, soprattutto insegnanti e impiegati, che ricorrono alle rate perché non dispongono di tutta la somma necessaria per l'acquisto dell'auto, degli elettrodomestici o dell'arredo per la casa. Insomma, «in Italia si ricorre al credito al consumo come forma di integrazione del reddito», come dimostra anche il fatto che non viene utilizzato per beni voluttuari (abbigliamento, vacanze), ma necessari. «Inoltre - conclude l'Eurispes - se consideriamo che i redditi dei giovani stanno crescendo poco, si stanno determinando le premesse perché quote crescenti di famiglie si trovino nella condizione di dover ricorrere al debito per integrare i redditi».
A fare da contraltare alla crescita del popolo delle rate c'è tuttavia qualche segnale di ripresa della propensione al risparmio: l'11% (contro il 5,5% dell'anno scorso) afferma che nel corso dell'anno riuscirà a risparmiare qualcosa. E segnali più positivi ci sono anche sul fronte consumi: passa dal 5,5% del 2003 al 14% del 2005 la percentuale di chi intende spendere di più.
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