Domenica 05 Aprile 2026 | 13:30

Doveva essere il gioiello dell’industria chimica italiana

Doveva essere il gioiello dell’industria chimica italiana

Doveva essere il gioiello dell’industria chimica italiana

 

Venerdì 22 Aprile 2011, 08:30

02 Febbraio 2016, 23:12

La Società azionaria industria bromo italiana, dal cui acronimo si ottiene appunto il nome di Saibi, si insediò, accanto alle saline, nel lontano 1928. Allora sembrò un avanzato esperimento tra natura e chimica, un progetto lungimirante che doveva permettere di sfruttare il territorio producendo importanti reagenti chimici. Lo stabilimento sfruttava le acque residue delle saline ricavando bromo, bromuri alcalini e alcalino-ferrosi, oltre a un rilevante quantitativo di soda caustica elettrolitica, contribuendo così alla produzione nazionale. Sembrava alta ingegneria chimica, l’Italia si candidava a interpretarne al meglio le indicazioni e i possibili benefici. Era l’epoca in cui il Bel Paese pareva aver scoperto di poter fare a meno del petrolio. E invece andò molto diversamente. 

Ma che cos'è il bromo? E perché nuoce alla salute? Si tratta di un agente tossico originariamente utilizzato come antidetonante per le benzine, ma in seguito vietato. In versione liquida il bromo volatilizza facilmente nell'ambiente, causando forti odori e persistenza di una specie di vapore rosso. Veniva utilizzato anche nella preparazione di fumiganti, agenti resistenti alle fiamme, composti per la depurazione dell’acqua, tinture, medicinali, sterilizzatori, reagenti per la fotografia. Alcune forme di bromo organico causano il cancro. Il 26 febbraio 1983, dopo un’esplosione all’interno della Saibi, si verificò la fuoriuscita di una nube tossica che costrinse i cittadini - residenti vicino alle saline - a fuggire verso Barletta. 

La magistratura aprì tre inchieste nei confronti dell’azienda allora controllata dal gruppo Montedison / Ferruzzi di Ravenna e dai Monopoli di Stato. Le inchieste portarono alla chiusura della fabbrica nel 1993 (un pericolo annunciato e denunciato molte volte dalla «Gazzetta», come si puà notare anche in questa edizione della «Gazzetta del Nord Barese» datata 29 dicembre 2007). Ma che cos'ha lasciato la Saibi? L’area su cui insisteva presenta - ancora oggi, a distanza di molti anni - una contaminazione da metalli che ha pesantemente interessato il sottosuolo fino a raggiungere la falda acquifera superficiale. La presenza accertata di mercurio, arsenico e piombo - con un alto livello di concentrazione fino a una profondità di 7 metri - attende da sempre una agognata bonifica. [Da. Gri.]
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Marchio e contenuto di questo sito sono di interesse storico ai sensi del D. Lgs 42/2004 (decreto Soprintendenza archivistica e Bibliografica Puglia 18 settembre 2020)

Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725 (Privacy Policy - Cookie Policy - - Dichiarazione di accessibilità)