Sen. Gianrico Carofiglio: tagliare l'intreccio sanità-politica in Puglia. Ipotesi plausibile o mera dichiarazione di principi?
«Le dichiarazioni di principio vanno tradotte nella pratica politica. In Puglia come altrove c'è una contaminazione patologica tra i sistemi dell’impresa , dell’amministrazione e della politica. Nessuno dei tre sistemi prevale gerarchicamente e tutti e tre interferiscono fra loro in un circuito vizioso. Questo rende difficile alla politica – cui spetta la funzione riformatrice - un intervento risolutore» .
Il Pd ha proposto di azzerare le nomine nella sanità. E' d'accordo?
«Non mi piace la parola azzeramento per la carica di suggestione negativa che porta con sé e che rischia di oscurare le importanti ragioni di pulizia e trasparenza che ispirano la richiesta. Ragioni che nascono dalla constatazione del carattere pervasivo del sistema, della sua vischiosità e della necessità di interventi radicali. L’idea di un ricambio generale – espressione che mi piace di più di “azzeramento”- si lega a queste ragioni. D’altro canto Vendola dice una cosa su cui mi trovo d’accordo: ci sono professionalità straordinarie fra gli attuali direttori e potrebbe non essere una buona idea privarsene così bruscamente. È questione di cui discutere in modo sereno senza la pretesa, da una parte e dall’altra, di essere i depositari della verità. Detto questo, credo non sia più eludibile il tema di una legge nazionale sui criteri di nomina nella sanità. In Senato, Marino, io ed altri, abbiamo presentato una proposta di riforma proprio su questo tema».
Il caso Tedesco. Pd e Vendola giocano allo scaricabarile sulle responsabilità. Qualcuno spera di salvarsi a spese dell'altro?
«Sarebbe un calcolo miope e non voglio entrare in questa controversia. Credo che la nomina di Tedesco sia stata un errore e questo, sia chiaro, non implica alcun giudizio su eventuali comportamenti dello stesso. La questione del conflitto d’interesse però è un tema centrale in una democrazia evoluta. Se i miei familiari fanno gli imprenditori nel campo delle forniture mediche non devo poter fare l’assessore alla sanità. Come se sono proprietario di televisioni non devo poter fare il capo del governo che decide in materia di concessioni televisive».
Come esce Vendola da questo caso?
«Nichi Vendola sarà uno dei protagonisti della politica di domani. E lo sarà nel modo migliore se saprà sottrarsi – e credo lo stia già facendo – a tentazioni personalistiche» .
Fa effetto sentire il premier che dice di non usare più il telefono per la paura di essere intercettato. L'Italia come la Ddr?
«Preferisco occuparmi di questioni serie e non di battute mediocri. Una di queste questioni serie riguarda la costruzione di una casa comune per la democrazia delle prossime generazioni. Il prossimo futuro dovrà vedere un grande sforzo comune fra tutti quelli che si riconoscono nella legalità repubblicana per riscrivere insieme il sistema delle regole. Prima fra tutte la legge elettorale. Quella vigente è inaccettabile perché non consente al cittadino di scegliere il proprio rappresentante e perché prevede un premio di maggioranza spropositato, che non esiste in nessuna democrazia del mondo».
Politica delle alleanze o primarie come momento catartico?
«L’enfasi mistica della parola catarsi non mi piace. E le primarie possono essere uno strumento importante solo se vengono disciplinate in modo da sottrarle ai rischi dello spontaneismo, della demagogia e delle manipolazioni. Per esempio, tanto per non parlare in astratto, mi sembra indispensabile l’istituzione dei registri dei votanti alle primarie come primo passo per evitare le infiltrazioni e gli inquinamenti».
La riforma della giustizia annunciata dalla maggioranza. E' solo un modo per porre sotto controllo i magistrati?
«Le posizioni della maggioranza di destra in materia di giustizia non si prestano a una discussione serena. Esse infatti non sono dettate da una valutazione – giusta o sbagliata che sia – dell’interesse generale, di tutti i cittadini. Dipendono invece esclusivamente dall’interesse di un cittadino solo, che pretende di non essere sottoposto al principio fondamentale dell’uguaglianza di tutti fronte alla legge. Su queste basi, di cosa possiamo discutere?»
















