Negozi aperti dalle 18 alle 22,30 nelle calde serate estive tarantine? Non se ne parla nemmeno per i commercianti, anche se non per tutti. Se infatti Confcommercio è pronta a dire un no, chiaro e tondo, alla possibilità che il Comune vorrebbe prendere in considerazione, Confesercenti fa già sapere che non condizionerà in alcun modo i suoi iscritti.
«La legge - dichiara il direttore Roberto Conte - consente già ai negozianti di organizzare le aperture secondo le loro esigenze purché le saracinesche non restino alzate più di 13 ore consecutive. Pertanto, prolungare l’orario serale fino alle 22,30 in estate non è possibile. Ma se è opportuno tanto per il commerciante quanto per il consumatore, si può comunque restare aperti sino alle 22».
Per Conte è questione di convenienza: «Dipende dalla zona, dal tipo di attività e da altri fattori che il titolare deve valutare autonomamente. Non c’è infatti l’obbligo di chiudere alle 20,30 così come eventualmente non ci sarà neppure quello di restare aperti sino alle 22».
Si trova d’accordo anche Vincenzo Friolo, della boutique Liviana, in via Liguria: «In estate, per una questione organizzativa, buona parte delle attività commerciali della nostra zona chiude già alle 21-21,30. Dal 2004, infatti, la nuova disciplina che regolamenta il settore commerciale, impone solo il vincolo a non superare le 13 ore di apertura giornaliera senza imporre orari. E in via Liguria, quando fa caldo e c’è passeggio, soprattutto a luglio e agosto, preferiamo aprire e chiudere dopo. Prima delle 17,30 difficilmente la gente verrebbe a fare acquisti».
Ma il consenso ad una diversa apertura serale da parte della categoria finisce qui. E’ infatti energico il no di Federmoda. Il presidente della federazione abbigliamento e calzature di Confcommercio, Giovanni Geri, titolare di «Lord» in via Di Palma, afferma: «Sicuramente d’estate è più piacevole fare acquisti quando cala il sole. Ma bisogna considerare che l’organizzazione dei negozi è diversa da quella della grande distribuzione dove si fanno i turni. Nei negozi i turni non ci sono e i dipendenti lavorano per 8 ore al giorno. Chiedere loro di cambiare l’orario tutte le sere d’estate fino alle 22,30 non sarebbe giusto nei loro confronti».
Domenico Maturano, titolare dell’omonimo negozio in piazza Maria Immacolata, va anche oltre: «Non avrebbe senso prolungare l’apertura serale dei negozi senza affiancarla ad altre attività collaterali che possano rendere la città più attraente agli occhi di tarantini e turisti. Penso infatti che finché dopo le 20,30 ci saranno solo cani randagi, motorini che scorazzano sull’isola pedonale, sporcizia e altre note questioni, continuerà ad esserci il coprifuoco. Perciò sarà inutile, oltre che dannoso per noi, cambiare l’orario».
E la situazione del Borgo non è diversa da quella del resto della città secondo Cosimo Galiano, titolare della catena «Terranova» che è presente in diverse vie cittadine. «Questo non è il momento più adatto per il cambiamento. C’è crisi e dopo le 20,30 ovunque i negozi sono quasi tutti vuoti. Se i consumi andassero meglio sarebbe diverso. Sono infatti convinto che anche se facessimo soltanto una prova, la novità fallirebbe».
Ma i consumatori che ne pensano? «Siamo favorevoli ad aprire e chiudere più tardi i negozi in estate - risponde Domenico Votano (Adoc) - . Ma contestualmente non deve mancare il controllo da parte della Polizia municipale, altrimenti diventa pericoloso per tutti». «Per noi va bene la chiusura alle 22,30 - dichiara Antonio Bosco (Adiconsum) -. Le luci delle insegne contribuiscono a rendere più vivibile la città, che in tal modo non resta deserta dopo una certa ora. Prima però bisogna trovare un accordo valido con le associazioni di categoria e garantire riposi, festività e turnazioni».
«Sosteniamo da sempre la liberalizzazione degli orari e delle aperture - afferma Luigi D’Oronzo (Federconsumatori) - ma serve una discussione seria e generale. Altrimenti qualunque iniziativa risulterà inutile».
















