Salvatore Padovano era uno dei capi storici della Scu, era chiamato «Nino bomba» perchè era specializzato soprattutto nelle estorsioni. Nel 2006, dopo anni di reclusione, venne rimesso in libertà e tornò alla guida del suo clan. La cosa, però, non piacque al fratello minore, Rosario Pompeo Padovano, il quale in quegli anni si era occupato dell’attività dell’organizzazione, che operava a Gallipoli e nel basso Salento.
Rosario Padovano – secondo quanto accertato dagli investigatori della Questura di Lecce – maturò quindi la decisione di uccidere suo fratello per gelosia e anche per contrasti sul modo di gestire le attività illecite. Il fratello maggiore, infatti, a Rosario sembrava essere diventato 'troppo buono', tanto che in carcere aveva cominciato a scrivere un libro, poi pubblicato. Sembrava, cioè, che avesse in qualche modo deciso di cambiare vita.
Ma Rosario non è il solo della famiglia ad aver voluto la morte del boss: anche il cugino della vittima, Giorgio Pianoforte, di 46anni, avrebbe cospirato per la sua morte e lo avrebbe attirato in trappola. Pianoforte avrebbe fatto uscire con un pretesto Salvatore Padovano, dalla pescheria che egli gestiva, il 'Paradiso del mare', sulla Gallipoli-Santa Maria al Bagno, nella quale, tra l’altro, la stessa vittima aveva lavorato per qualche tempo. “Esci – gridò quella mattina – ti hanno urtato l’automobile”. Ma appena uscito dalla pescheria, Padovano venne raggiunto da quattro colpi di pistola: l’ultimo, il colpo di grazia, gli fu sparato sull'uscio della pescheria.
















